Il sadu di Jaipur

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50 x 70, 2016, acrilico su tela

Partiamo da una breve, brevissima premessa.

In questi mesi, lontano da questi schermi e anche un po’ dai pennelli, è iniziata un’avvenutra grande. Un’avventura che ha fagocitato il mio tempo e le mie energie, ma per la quale voglio tornare e sono tornata a occuparmi del mio orticello colorato. Perché essere mamma non è il solo, unico centro del mio essere. Non voglio rischiare di annullarmi dentro un’unica, grande etichetta. Io sono mille cose e persone, e voglio che mia figlia cresca dipingendo insieme a me, ridendo quando il suo papà ci sgriderà perché avremo di nuovo sporcato il pavimento, imparando che le emozioni hanno molte vie di espressione. Una di queste è il colore.

La sera prima che nascesse, dipingevo uno dei quadri di questa serie.

Da un po’ di tempo, sentivo il bisogno di una strada espressiva meno “ragionata” e più “istintiva”, così ho chiesto ai miei omini senza volto di aspettarmi pazienti. E ho cercato nei colori la forza e la libertà di cui avevo bisogno. E dire “colori” dopo il viaggio di due anni fa, per me, non può che voler dire tornare in quella terra incredibile, straordinaria. Non può che voler dire ispirarsi all’India.

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Fin’oltre il limite (VENDUTO)

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40×50, 2011, acrilico su tela

Cercare. Non limitarsi dentro quanto già si conosce, ma varcare il limite dell’ignoto. La via è illuminata non solo dalla nostra fioca luce, ma anche da un bagliore, un chiarore alle nostre spalle. Perché per quanti nuovi confini apriremo, non abbandoneremo mai la nostra vecchia porzione di mondo, e chi, con noi, l’abitava. I colori stesi con la spugna rendono i contorni indefiniti, perché nulla è netto, quando si passa un confine.

 

Senza titolo

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30×40, 2008, acrilico su tela

Guardo questo quadro, in questo momento, appeso al muro di casa, il lago che sulla tela si riflette come in uno specchio deformante, con le onde che si arricciano, col sole che le tinge d’oro e le nuvole sdraiate sull’acqua. Guardo questo quadro, ne tocco il colore in rilievo, poggio le dita sui tasselli bianchi, schizzi dell’acqua che corrono su fino alle nuvole…e il profumo del lago entra nella stanza.

NonLuogo al tramonto

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20×40 cm, 2009, olio su tela

Sentirsi parte della silenziosa immobilità di certi panorami fatti di colline, pozze d’acqua che assorbono il verde circostante, alberi solitari che si fanno compagnia da lontano. Cieli profondi, non chimicamente modificati da un inquinamento metopolitano e parole scritte nelle nuvole, di cui si indovinano le forme. Tanto i colori accesi quanto le spirali d’oro provano a ricreare il calore sospeso e la familiarità di quel panorama irreale, collage di posti e sensazioni esistenti.